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Natura Madre text by Pietro Del Soldà

IL RESPIRO DELLA FORESTA

di Pietro Del Soldà

Quando Alexander von Humboldt – il più avventuroso tra gli scienziati della natura – scalò il vulcano Chimborazo nel cuore dell’Ecuador (era il 23 giugno del 1802), guardò dall’alto il panorama ed ebbe un’intuizione folgorante che lo allontanò per sempre dalla cultura del suo tempo: la natura non è a nostra disposizione, non è un deposito di oggetti inanimati e sottomessi al controllo dell’uomo. Al contrario, è un orizzonte che ci avvolge, del quale noi umani siamo solo parti infinitesime. Siamo dotati di coscienza e quindi legittimati a studiarlo, quest’orizzonte, ma per amarlo e rispettarlo, non per dominarlo e depredarlo come invece noi oggi continuiamo a fare! A questa verità Alexander c’era arrivato dopo aver attraversato per mesi la foresta amazzonica, navigando in canoa sotto quelle “gallerie verdi” costellate di fiori giganteschi, insetti mai visti, suoni assordanti, mentre nell’acqua volteggiavano boa giganteschi e anguille elettriche. In quei luoghi estremi Alexander aveva trovato sé stesso. La foresta in cui nessun europeo s’era mai spinto gli aveva svelato il segreto della sua vita anche se lui era cresciuto altrove, nell’ambiente freddo e arido dell’aristocrazia prussiana. Ebbene, la stessa lezione di vita risuona nelle giungle di Luca Padroni: ammalianti ci attirano al loro interno, seducono il nostro sguardo con un realismo che è solo all’apparenza “fotografico”. Poi, man mano che ci avviciniamo alla tela, mentre la pastosità del colore o i lampi neri del carboncino smontano le certezze “oggettivanti” che avevamo osservandole da lontano, ci irretiscono in un ambiente nuovo – un ambiente umido che è ad un tempo familiare e straniante, accogliente e inquietante. La natura di Padroni è madre e mistero, ci rivela la nostra origine mentre ci espone al segreto umbratile del nostro destino nascosto tra il chiaroscuro di un fogliame che è troppo denso da attraversare. Possiamo solo rimanerci impigliati, per scoprire poi, con grande sorpresa, che ci va bene così, che quel posto così “fuori luogo” per noi in realtà è anche “casa”, è un abbraccio. E che dire dell’apparizione inesorabile e silenziosa della pantera? Sembra una minaccia che incombe, un potere soverchiante che ci riduce a prede, a cibo, a cosa tra le cose…e invece no: ci fa paura certo, all’inizio è inevitabile, ma poi ci chiama a sé, ci invita a seguirla, ad ascoltarne il respiro, ad ammirare l’agilità con cui sguscia felpata tra liane e radici. Il suo apparire illumina il paesaggio selvatico come il lampo nella Tempesta di Giorgione: rischiara e inquieta, abbaglia proprio mentre nel cielo si addensano le nuvole. È una scintilla che scocca all’improvviso e – come insegna Platone – fa divampare il fuoco della conoscenza, perché ci fa intuire questo: c’è vita nella foresta, vita allo stato puro. Noi non potremmo resistere abitando là, questo è chiaro, forse solo gli indigeni che incontra von Humboldt hanno l’esperienza e la sapienza necessaria. Eppure, in quel luogo così radicalmente “altro”, inebriante e minaccioso, c’è la nostra sorgente: anche noi, come la pantera, l’elefante e gli altri animali che appaiono in queste opere, veniamo proprio da lì, siamo anche noi schegge di quella scena infinita. L’immersione che Luca Padroni ci consente di fare, allora, è un’esperienza estetica nel senso più profondo del termine, permette l’aisthesis più pura, quella “percezione annunciante” che il neoplatonico Plotino chiama aisthesis angelos, “angelica”: una percezione che non ci lascia saldi al nostro posto lusingando i nostri sensi. Al contrario, ci tira letteralmente fuori dal mondo comodo delle nostre abitudini, dalla comfort zone delle nostre certezze “cittadine”, e ci scaraventa oltre, ci getta verso la fonte inattingibile da cui ogni forma deriva. Questo è, tecnicamente, “il bello”, to kalon, dice ancora Plotino che al naturalismo di quell’arte che imprigiona la realtà tra forme note preferisce l’opera che rinvia oltre sé stessa, oltre il sensibile e abbaglia lo sguardo offrendo allo spettatore quasi una rampa di lancio. E proprio questo accade con il mondo dipinto da Luca Padroni: solo a uno sguardo superficiale esso appare come il prodotto del mite naturalismo di un artista che osserva e riproduce paesaggi esotici, conosciuti da bambino in Africa e ora vagheggiati nel ricordo. Al contrario, Luca smonta quest’apparato ingenuo e ci chiede di partire insieme a lui per un viaggio che è ultrasensibile e del tutto imprevedibile. Un viaggio che conduce oltre le ombre, le luci e i suoni che ci pare di udire, verso un’origine nascosta, verso una “natura madre” che precede e rende possibile ogni figura, ogni cultura. Scoprire questa filiazione misteriosa – siamo tutti figli di quella foresta, quindi siamo per davvero, non solo retoricamente, fratelli e sorelle di quella pantera, dell’elefante, del coccodrillo – è la chiave d’accesso ad un modo diverso d’intendere l’ambiente che ci circonda e il rapporto con gli altri. Un modo diverso, e senz’altro migliore, d’intendere l’arte e la vita.

Natura Madre

Associazione Culturale L’Attico

Press release

Natura Madre

di Luca Padroni

Curated by Fabio Sargentini and Elsa Agalbato

With a critical text by Pietro Del Soldà

Inauguration: Friday, May 15, 2026, 6:00 p.m. to 9:00 p.m.

Open to the public: May 16-19 June and from 15 September-9 October 2026

Galleria L’Attico

Via del paradiso 41, Roma 

Tel: 066869846

Opening hours: 16:00-19:00

https://www.fabiosargentini.it/ 

From May 15 to October 9, 2026, the historic L’Attico Gallery by Fabio Sargentini will host Luca Padroni‘s personal exhibition entitled Natura Madre, curated by the same gallery owner, and with a critical text by the journalist and philosopher Pietro Del Soldà. The Roman artist continues his personal path of pictorial exploration with an exhibition that wants to involve the viewer by inviting him to reflect on everyone’s relationship with nature.

Luca Padroni’s exhibition is part of the series of exhibitions designed by Fabio Sargentini (going on for a few years now) that the gallery owner calls “Theater Art”. On the stage of the theater in the gallery Padroni will in fact place a large canvas with a pond from which a real (!) crocodile is watered. While in the adjacent room the artist will draw directly on the walls a forest inhabited by an elephant.

Luca Padroni, born in Rome in 1973, is a significant figure in contemporary Italian painting. His work combines personal experiences with a deep exploration of nature, the animal world and urban life. Having spent part of his youth in Africa, Padroni has developed a fascination for natural landscapes, which plays an important role in his artistic themes, especially in his most recent series “Jungle” which reflects the connection of humanity with nature.

Over the years, his style has evolved from dynamic urban landscapes, often depicting the chaotic energy of Roman streets and stations such as Termini, to more abstract explorations of nature, speed and craters. In addition to his solo and collective exhibitions in Italy and internationally, he has participated in high-profile exhibitions such as the Rome Quadrennial and the Summer Exhibition of the Royal Academy of London. His work is recognized for its emotional depth and intricate balance between realism and abstraction, often inviting viewers to immerse themselves in the narrative of his powerful and dynamic canvases.

He lives and works in Rome.

Press information: Associazione Culturale L’Attico, tel: 066869846. 

Communication manager Elena Giacalone

Natura dentro natura

NATURA DENTRO NATURA

Una distesa di ulivi sulla destra, brecciolino, campi e boschi a perdita d’occhio. Qualche gradino e si entra in un altro mondo. Una costruzione di tronchi sovrapposti formata da quattro pareti su cui, da un lato, c’è un accesso. Al centro un ulivo centenario, dal tronco erto e massiccio che fa capolino dal tetto. Cosa ti aspetti di trovare dentro? Una volpe, uno scorpione, si spera non un cinghiale. E invece sei avvolto da un’altra vegetazione, inaspettata per il contesto, natura dentro natura, clima tropicale dentro clima temperato, altrove dentro un qui presente.

Ritrovarsi in una giungla da soli è un’esperienza non da tutti: i sensi si allertano, l’odorato e l’udito si acuiscono pronti a riconoscere l’emergenza. Senza la fatica superflua di un viaggio, in un attimo, a Casa Ulivo, Vignaie, Umbria, succede. Dentro la capanna si respira l’odore di foglie calpestate, l’umidità sulla pelle rende più morbido il sentire, si parte per un’avventura che è mitigata dall’ambiente esterno, dolce di colline affusolate come sinuose gobbe della terra. Legno dietro legno, fogliame che avvolge, luce nascosta, zone d’ombra. Un passaggio nel tronco – prodotto da due diramazioni lignee che si incontrano verso l’alto – conduce nel folto della selva: qualche altro passo, una pausa, si scorge un elefante dall’aria bonaria. L’installazione di Luca Padroni è un labirinto circoscritto in un parallelepipedo, un intricato viaggio iniziatico acquattato in una capanna tra amabili declivi.

Si può arrivare di mattina con il frinire delle cicale in lontananza, il sole radente, spicchi di luce sul terreno crepato come un deserto senza tempo o al tramonto alzare gli occhi e trovarsi nel fitto intreccio di liane e fronde. Accucciarsi appoggiandosi all’ulivo centrale, sdraiarsi sul terreno ruvido e polveroso, trovare conforto nel balenio di riflessi di flora, strisce che solcano il pensiero razionale trasportandolo in una dimensione ultra terrena: qui potrebbe crescere un unico fiore selvaggio; potrebbe arrivare un felino con gli artigli ritratti, leccare un viso umano e iniziare a fare le fusa; potrebbe accadere di venire trasportati in un sogno ad occhi aperti. La luce attraversa altra luce sulle pareti, righe e sprazzi, fulmini lampi riverberi barbagli scintillii poetici e quieti, semplici e raffinati nei rimandi ludici tra naturale e artificiale, tra pregresso e progresso. La chance di perdere non esiste, quella di perdersi è garantita. 

Questo spiazzamento geografico – un salto di emisferi tra fauna tropicale e mediterranea avvolge in un manto di benessere pacifico: l’esperienza della visione diviene al contempo stupore ammirato e avventura mite, un safari pacifico tra i chiaro scuri di un segno lasciato a carboncino di cui si sente ancora vibrare la mano di Luca Padroni. 

                                                                                                          

                                                                                                                         Fabiana Sargentini

Vignaie, 16 agosto 2023

 

Into the Wild

These last works represent the desire to return to the origin of painting, that is, when men not yet able to write and perhaps not even speak, picked up a piece of burnt wood or colored earth and outlined on the walls of a cave the image of some great animal or a particularly exciting hunting scene. What drove them to do this? Maybe they did it to pay homage to the spirit of a powerful Mammoth, or out of good omen for the next hunt, to take courage?

The pandemic year, with all the horror, pain and difficulties, raised a general reflection on our lifestyle, increasingly distant from nature, its rules, its presence.

I wondered what I would draw on the walls of an improvised shelter, not knowing what to expect from the future, if I didn’t have certainties. And I realized that what I would want to leave behind is something that would do me well, bring me luck.

Just like our ancestors did.
So my canvases were filled with plants and animals, a world unfortunately more and more distant from our daily life.

Wild World, Montoro12 Gallery, Brussels 2024

These last works represent the desire to return to the origin of painting, that is, when men not yet able to write and perhaps not even speak, picked up a piece of burnt wood or colored earth and outlined on the walls of a cave the image of some great animal or a particularly exciting hunting scene. What drove them to do this? Maybe they did it to pay homage to the spirit of a powerful Mammoth, or out of good omen for the next hunt, to take courage?

The pandemic year, with all the horror, pain and difficulties, raised a general reflection on our lifestyle, increasingly distant from nature, its rules, its presence.

I wondered what I would draw on the walls of an improvised shelter, not knowing what to expect from the future, if I didn’t have certainties. And I realized that what I would want to leave behind is something that would do me well, bring me luck.

Just like our ancestors did.
So my canvases were filled with plants and animals, a world unfortunately more and more distant from our daily life.